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“L’Arco e le Pietre” , il progetto presentato alla cittadinanza sabato 9 ottobre nella parrocchia del Gradaro, è un ambizioso ed innovativo percorso condiviso da numerosi ed eterogenei soggetti del territorio, finalizzato alla coesione sociale nei quartieri di Valletta Valsecchi e Te Brunetti.
Il suo titolo è ispirato al romanzo Le città invisibili, di Italo Calvino, ed in particolare al passaggio in cui Marco Polo e Kublai Kan disquisiscono sulla natura di un ponte: - Perchè mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa – Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco.
Così come ha avuto modo di sottolineare il sindaco Nicola Sodano, il progetto va infatti ben oltre la logica di mero sostegno da parte dell’ente pubblico verso il mondo del terzo settore: esso "mette insieme organizzazioni sociali e pubblica amministrazione impostando proficui rapporti di collaborazione”, in cui ogni realtà è indispensabile e protagonista nel raggiungimento del fine comune del miglioramento della vivibilità nei due quartieri, secondo modalità operative che potranno diventare un modello per la predisposizione di altre future azioni per la città.
“L’Arco e le Pietre” nasce nella primavera 2010 grazie alla collaborazione di Arci Mantova (ente capofila) ,Comune di Mantova, ConsorzioSol.Co., Fondazione Università di Mantova,Comitato di Quartiere Valletta Valsecchi, Aspef, Auser, Istituto Comprensivo Mantova2 e molte associazioni e cooperative. In tutto sono ventitrè i soggetti ad essere parte attiva della progettazione.
All tavolo dei relatori erano presenti, oltre al sindaco Sodano e all'assessore al Welfare De Pietri, Tania Righi, coordinatrice del progetto, don Alberto Formigoni, parroco del Gradaro, Mario Anghinoni della Fondazione Cariplo, Ezio Compagnoni, docente della Fondazione Università di Mantova, Giorgio Bassi, portavoce del Comitato di Quartiere, Mattia Palazzi, presidente di Arci.
Più di un relatore ha sottolineato come la logica del lavoro in rete sia stata superata a favore di una logica più complessa, di sistema.
Questa la posizione anche dell’assessore De Pietri, per il quale la rete “non è il punto di arrivo ma il punto di partenza per un percorso che si caratterizza come unico nel suo genere perché rappresenta la prima esperienza in cui le organizzazioni sociali che operano nel quartiere giocano un ruolo da protagonista nell’ambito delle politiche pubbliche, partecipando attivamente alla progettazione. Si tratta della concretizzazione di quell’idea più ampia di Welfare come genuinamente sussidiario, in cui libertà e responsabilità divengono i motori che rilanciano quel desiderio di bene comune che muove ognuna delle ventitrè realtà coinvolte. Ventitrè pietre che formano un arco capace di sostenere il ponte”.
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