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Domenica 6 marzo in Piazza Erbe alle ore 12.00 e alle ore 15.00 si terrà uno spettacolo teatrale liberamente tratto dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare; il progetto è nato come sinergia tra gli attori Lorenzo Maragoni, Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo, Giorgia Poletto, Jacopo Pagliari, Francesca Franchini, Alessio Navarra uniti per cimentarsi nel concorso nazionale "Fantasio Piccoli"
La decisione di esaminare un’unica parte e di non costruire un sunto è stata presa per dare al pubblico un prodotto fine a se stesso, compiuto, in maniera tale da poter essere fruibile anche a chi non conosce nei dettagli la trama della versione integrale. Nello specifico è stato tenuto in analisi solamente l’atto in cui gli attori rappresentano il dramma di “Piramo e Tisbe”.
Lo spettacolo è costruito come “spettacolo nello spettacolo”, una sorte di meta teatro Shakespeariano, dove gli attori recitano verso il pubblico all’interno del dramma e non verso chi realmente assiste alla messa in scena.
Questo focus ha avuto come fine la realizzazione di un corto teatrale in grado di saper intrattenere mostrando tutte le difficoltà che gli attori incontrano nella messa in scena di uno spettacolo, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con un’utenza non proprio entusiasta di seguire gli svolgimenti.
Concentrarsi sulle difficoltà, sulla poca o elevata qualità degli attori, è dovuto soprattutto alle didascalie che Shakespeare inserisce nelle sue opere ogni volta che un gruppo di attori “si presenta” all’interno di una sua commedia. Addirittura tramite Amleto aggiunge una sua idea personalissima su come si debba recitare, durante l’accoglienza della compagnia di giro che raggiunge Elsinore, fa presentare un dramma durante la “Tempesta” e infine inserisce degli attori anche nella commedia più conosciuta tra i suoi innumerevoli scritti.
Il fine dello scrittore è quello di “canonizzare” sia il pubblico, sia gli attori stessi, mostrando quale sia l’unica forma di recitativo; mettendo in luce nell’Amleto quella corretta e proprio in “Sogno di una notte di mezz’estate” quella da evitare.

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