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Sabato 11 giugno presso la Sede della Associazione Industriali in Via Portazzolo 9 a Mantova si terrà alle ore 11.00 la tavola rotonda “San Sebastiano da salvare: un nuovo modo di pensare la città”, poi alle ore 15.00 le conclusioni e la presentazione del documento sui risultati della tavola rotonda ed infine alle ore 15.30 presentazione alla città di “Alberti’s box. Progetto culturale multimediale per le architetture di Leon Battista Alberti”.
A cura della Fondazione Centro Studi Leon Battista Alberti e di Mantova Creativa.
Presso il Tempio di San Sebastiano in Largo 24 Maggio sabato 11 e domenica 12 giugno sarà allestito “Alberti’s box”, un nuovo modo per presentare in Italia e all’estero le opere di Leon Battista Alberti, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Sarà possibile visitare l’edificio e i plastici dei monumenti albertiani di proprietà del Centro Internazionale d’Arte di Palazzo Te realizzati in occasione della mostra “Leon Battista Alberti”, tenutasi a Mantova nel 1994 a cura di R. Tavermor e j. Rykwrt.
Alberti’s Box è un modo per fare conoscere in Italia e nel resto del mondo gli edifici progettati da un grande intellettuale del Rinascimento: Leon Battista Alberti.
La lunga collaborazione tra il Centro dipartimentale DIAPReM, afferente al TekneHubdel Tecnopolo di Ferrara (Università di Ferrara) Piattaforma Costruzioni Rete Alta TecnologiaRegione Emilia-Romagna, e la Fondazione Centro Studi Leon Battista Albertidi Mantova ha permesso di maturare, in collaborazione con il Consorzio Ferrara Ricerche, un progetto culturale per mettere a disposizione di tutti la ricerca e la documentazione sulle architetture albertiane attraverso la ricostruzione di un flusso di immagini e riflessioni nel tentativo di mostrare come “progettava” Leon Battista Alberti e quali sono ancora i problemi che le sue architetture pongono.
Si tratta di una operazione attraente non solo perché propone una lettura trasversale degli edifici albertiani, ma perché ha come oggetto beni immobili quali i manufatti architettonici che senza un’operazione digitale di smaterializzazione corporea e di successiva rimaterializzazione, difficilmente potrebbero essere visualizzati, percepiti, compresi.
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