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Mantova mer 23 maggio 2012

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PARTITO IL MAXI PROCESSO MONTEDISON



L'avvocato del Comune Magotti ed il vicesindaco Cappellari
L'avvocato del Comune Magotti ed il vicesindaco Cappellari
E’ iniziato martedì 11 gennaio il processo Montedison che vede imputati 12 ex manager per la scomparsa di 72 operai. Morto anche l’ultimo sopravissuto Guglielmo Zavattini di Romanore, 73 anni, indicato dai documenti ufficiali come l’unico ancora in vita, ma che è stato stroncato da carcinoma polmonare.
A presiedere il processo è il giudice Eleonora Pirillo, pubblici ministeri Giulio Tamburini e Marco Martani.
In aula i famigliari delle 72 vittime della Montedison, spetta a loro difenderne la memoria.

In aula c’è anche il vicesindaco Alessandra Cappellari. «I capi d’imputazione fanno venire la pelle d’oca», ha commentato a caldo. Il Comune si è costituito parte civile per i danni d’immagine, all’ambiente e alla cittadinanza.
«Non vorrei però che questo processo divenisse un pretesto per processare il petrolchimico oggi – ha dichiarato la Cappellari -. C’è molta più consapevolezza e attenzione sui rischi». Presenti al processo anche i sindacalisti.

Il processo Montedison si è dunque messo in moto.
Alla sbarra dodici ex manager del petrolchimico che dovranno rispondere della morte di 72 operai, tutti stroncati da tumore per la prolungata esposizione al benzene, all’amianto e ad altri innumerevoli veleni. Le accuse sono di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Il procedimento ha debuttato dopo otto anni di indagine dei sostituti procuratori Giulio Tamburini e Marco Martani.
Circa sessanta tra famiglie, istituzioni, sindacati e associazioni si sono costituiti parti civili e 34 gli avvocati che si daranno battaglia mentre l’accusa è pronta a far scendere in campo 195 testimoni.
L’udienza di martedì 11 gennaio è stata aperta dal giudice Eleonora Pirillo con l’appello delle parti civili che, rispetto all’udienza preliminare sono considerevolmente aumentate. Proprio per questo motivo i legali della difesa hanno chiesto ed ottenuto un rinvio per avere il tempo di visionare la documentazione dei nuovi arrivi, Provincia compresa.
Al processo è autorizzato anche l’ingresso di macchine fotografiche e telecamere in ragione dell’interesse pubblico del processo che si prevede molto lungo. L’ipotesi più lusinghiera, infatti, è che si arrivi a sentenza non prima di due anni. Il problema infatti sta nelle decine e decine di eccezioni che verranno sollevate dal gruppo dei difensori, riferite in modo particolare alle nuove costituzioni di parte civile.

Il vecchio polo chimico
Il vecchio polo chimico
Il repertorio delle morti è agghiacciante: cancro al pancreas, mesotelioma pleurico, cancro al polmone, leucemie.
Sarà una battaglia legale senza esclusione di colpi. In otto anni di indagini i sostituti procuratori Giulio Tamburini e Marco Martani hanno preso in esame oltre duecento decessi, ricostruita minuziosamente la storia aziendale di ognuna delle vittime, gli spostamenti nei reparti e le varie lavorazioni con le quali sono entrate in contatto.
Sono state inoltre raccolte decine di testimonianze ed eseguite approfondite perizie tecniche sugli impianti in funzione tra il 1970 e il 1989. Migliaia di pagine di documenti che puntano il dito sugli ex dirigenti del petrolchimico tutti responsabili, secondo i magistrati, di non avere fatto nulla, pur conoscendo la pericolosità delle lavorazioni e delle sostanze, per salvaguardare la salute degli operai.

In via Poma brividi anche per il racconto in diretta di un ex operaio: «Ho lavorato alla Montedison per otto anni e mi sono ammalato, i medici mi hanno trovato placche pleuriche» ha detto Alberto Alberti. E’ sopravvissuto agli anni “maledetti” della Montedison ed è rimasto sano fino all’udienza preliminare di luglio. Il giudice aveva accolto la sua richiesta di costituirsi parte civile, per il forte stress psicologico subito dalla morte dei colleghi. Ma anche lui, nel giro di pochi mesi si è ammalato. Eppure martedì 11 gennaio era lì presente, in mezzo ai famigliari dei colleghi che aveva conosciuto, per l’inizio del processo. I medici gli hanno trovato placche pleuriche. E noduli che potrebbero dare origine ad una malattia molto più grave.
Alberto Alberti ha 56 anni è sposato ed ha una figlia. Abita a Ferrara. Ha lavorato in Montedison dal 1979 al 1987 ed è andato in pensione anticipata nel 2008 beneficiando della legge numero 257 del 92, che tutela i lavoratori venuti a contatto con quella sostanza cancerogena. Questa è la sua storia che ha colpito l’aula di tribunale. Il caso di Alberti non entrerà a far parte di questo procedimento. Sarebbe infatti necessaria un’istruttoria a lui dedicata, con un approfondimento della sua storia lavorativa nel corso degli anni e l’accertamento che la malattia sviluppata abbia a che fare con l’attività svolta. Sarà invece promosso d’ufficio un procedimento penale a parte.

La prossima udienza del processo Montedison è in calendario il 18 gennaio, sempre alle 9.30. Le successive sono già fissate per il 25 gennaio, l’1, l’8 e il 15 febbraio, l’1, l’8 e il 29 marzo. Secondo la stima delle parti, il dibattimento non durerà meno di due anni, tra eccezioni e testimonianze.

L’elenco delle vittime che lavorarono al petrolchimico tra il 1970 e il 1989

L'elenco dei dodici imputati



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