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APERTA LA MOSTRA SU MARIA CALLAS
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E’ stata inaugurata a Palazzo Te la mostra dedicata a Maria Callas. Sabato 30 aprile il percorso espositivo ospitato nelle sale affrescate della villa giuliesca ha aperto i battenti con gli interventi del sindaco di Mantova Nicola Sodano, dell’assessore ai Grandi Eventi del Comune di Mantova Enzo Tonghini, del curatore dell'esposizione Bruno Tosi e della madrina d’eccezione Raina Kabaivanska, soprano bulgaro che grazie alle sue doti vocali e interpretative ha fatto vivere al pubblico emozioni che solo la Divina aveva suscitato prima.
«Questa è la nostra risposta a chi dice che non facciamo politiche culturali - ha ossefvato Sodano -. Invece per la cultura ci impegnamo e facciamo molto, e nonostante quel che dicono certi uccelli del malaugurio riusciremo nel nostro intento di proporre iniziative di qualità. Certo, anche nella cultura di questi tempi è indispensabile agire con sobrietà». Quindi è stata presentata al pubblico la collezione di abiti, gioielli, accessori e documenti della "Divina".

La mostra “Maria Callas. Una Donna, una Voce, un Mito” - allestita nelle sale affrescate di Palazzo Te dal 1° maggio al 5 giugno 2011 - ne illustra l’eccezionale carriera artistica attraverso un appassionante percorso espositivo con oltre un centinaio di oggetti appartenuti al celebre soprano, fra cui costumi di scena, abiti da sera e da concerto, gioielli indossati sui palcoscenici più famosi e nelle occasioni private, accessori e carteggi autografi con grandi personaggi del Novecento.
Inoltre un gran numero di contributi sonori e visivi, come registrazioni audio originali, spezzoni di filmati e fotografie d’archivio che la vedono ritratta in occasioni ufficiali e in momenti privati, concorrono a ricomporre un ritratto a tutto tondo della Divina, protagonista indiscussa della lirica del XX secolo e diva del cinema, icona femminile e donna alle prese con le difficoltà del quotidiano.
Sotto il denominatore comune della bellezza, la rassegna mantovana è articolata in più sezioni che individuano i grandi temi della vita della Callas: la lirica, il cinema, l’amore e le amicizie. Dal ’93 i suoi oggetti sono stati esposti in tutto il mondo, riscuotendo sempre un enorme successo di pubblico. Il corpus principale dei cimeli proviene dalla collezione di Bruno Tosi, curatore della mostra e presidente dell’Associazione Culturale Maria Callas di Venezia, ed è arricchito da alcuni sontuosi costumi di scena in prestito dal Teatro dell'Opera di Roma.

Patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Lombardia, la mostra è promossa da Comune di Mantova, Museo Civico di Palazzo Te e Associazione Culturale Maria Callas di Venezia.
E' organizzata dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te con la partecipazione di MediaNet, My Sound, Radio Bruno, Gruppo SAI Fondiaria, gioielleria Tosoni, e con la collaborazione di Radio Pico, media partner.

La grandezza di Maria Callas sta nella capacità di coniugare la raffinata tecnica del belcanto e un’estensione vocale straordinaria a un’interpretazione drammatica di grande intensità, un talento unico che le ha fatto guadagnare il soprannome di “Divina”. Alla Callas si deve il merito di aver rinnovato l’atmosfera greve e accademica dell’opera italiana, diventando ben presto una delle più famose cantanti liriche, con un repertorio che spazia dalle tragedie di Wagner fino alle arie di Verdi e Puccini.

Il percorso espositivo immerge il visitatore nella sua ricca esperienza artistica: nella sala di apertura sono presentati cinque costumi di scena accanto ad alcune locandine di rappresentazioni andate in scena al Teatro alla Scala di Milano dal 1951 al 1962. I costumi – tra cui quelli de Il Barbiere di Siviglia (1956, Teatro alla Scala di Milano), La Traviata (1958, Metropolitan Opera House di New York), e Tosca (produzione di Franco Zeffirelli, 1964-65, Royal Opera House di Londra, Opera di Parigi e Metropolitan Opera House di New York) – ripercorrono i momenti salienti della sua rapida ascesa al rango di stella internazionale.
La carriera di Maria Callas si divide in tre fasi ben distinte. Il primo periodo va dal suo debutto ad Atene nel 1938 in Santuzza di Cavalleria Rusticana fino all’apertura della Scala il 7 dicembre 1951 con i Vespri Siciliani diretti da Victor de Sabata. Il secondo, più noto, comprende gli anni scaligeri che rappresentano senz’altro il vertice della sua esperienza artistica e si conclude con la Medea di Cherubini il 3 giugno 1962. Il terzo, il più doloroso, coincide con la sua trasferta a Parigi dove morirà il 17 settembre 1977.

Nella Sala dei Giganti è esposto il bastone da giullare del Rigoletto di Verdi, in cartapesta di splendida fattura, usato nel 1851 in occasione della prima assoluta dell’opera alla Fenice di Venezia e poi donato da Tito Gobbi a Maria Callas ai tempi della registrazione del capolavoro verdiano nel 1955.
La mostra “Maria Callas. Una Donna, una Voce, un Mito” a Palazzo Te è infatti anche un’occasione per continuare a ricordare l’opera verdiana ambientata alla corte di Mantova. Dopo il trionfo televisivo di Placido Domingo nei panni del Rigoletto, diretto da Bellocchio e trasmesso da Mantova in mondovisione a settembre dello scorso anno, in questa sede viene omaggiato il personaggio femminile di Gilda magistralmente interpretato da Maria Callas solo una volta, nel 1951 a Città del Messico nel Palazzo de Bellas Artes. La registrazione audio dal vivo del 1951 e quella dell’incisione per la Columbia nel 1955 documentano l’eccezionalità dell’interpretazione di Maria, che ha dato nuova luce al personaggio di Gilda.

Nelle sale successive, gli abiti da concerto sono presentati accanto a quelli personali sia da giorno che da sera. Dopo le ultime esibizioni teatrali del 1964, la Callas resta alla ribalta della scena internazionale esibendosi in molti concerti nelle più importanti capitali. Memorabili i suoi recital ad Amburgo nel 1959 e la sua ultima tournèe mondiale nel 1973-1974 al fianco di Giuseppe di Stefano la quale riscosse un enorme successo.
Le sontuose vesti esposte sono creazioni di stilisti di primo piano, da Yves Saint Laurent a Christian Dior, a Lanvin e Biki, famosa sarta milanese che detta lo stile negli anni Cinquanta e che curerà l’immagine della Callas nel periodo della sua trasformazione da giunonica soprano a diva snella e chic.
A complemento è presentata una scelta di raffinati accessori, tra i quali spiccano i cappelli piumati e in pizzo creati da Biki, una coroncina per Norma in velluto blu disegnata da Christian Dior usata a Parigi all’Opera House nel 1965, alcuni ventagli con piume di struzzo colorate, e una borsetta-trousse da sera color argento decorata con strass e perle.

Il 1970 è l’anno di uscita del film Medea di Pier Paolo Pasolini.
All’unica interpretazione cinematografica della Callas e al rapporto di amicizia che la legava al celebre regista è dedicata la parte centrale dell’esposizione mantovana.
Nella Sala dei Capitani si possono ammirare una selezione di lettere del loro carteggio e alcuni gioielli in oro creati da Piero Tosi appositamente per la trasposizione sul grande schermo di questa tragica figura femminile della mitologia greca.

Completa questa sezione una ricca rassegna multimediale che raccoglie fotografie scattate sul set e nel backstage, estratti del film e altri documenti. Di grande bellezza, elegantemente esposta a Mantova, una collezione di oltre sessanta gioielli, sia di scena sia personali. Tra i bijoux spiccano il diadema con perle e pietre verdi per il Trovatore, la collana e il diadema Caramba di metallo dorato con placchette e pietre colorate per Aida, oltre alla collana Kramer con pietre incolore a cinque fermagli per Traviata eseguita su disegno di Christian Dior. Tra i preziosi personali, invece, si distinguono la collana con maglia a cerchi, la spilla floreale di metallo dorato in foglia con pietre turchesi eseguita su disegno di Dior “made in Germany 1963”, e ancora la collana berbera in argento e corniole, regalo di Pier Paolo Pasolini.

Il percorso della mostra – il cui allestimento è stato ideato dall’architetto Roberto Soggia - si conclude nell’ultima sala dell’Ala Napoleonica di Palazzo Te dove è possibile ammirare una selezione di lettere inedite del carteggio con il marito Giovanni Battista Meneghini acquisito all’Asta Sotheby’s di Milano nel dicembre 2007. Nelle 63 lettere autografe, datate dal 1947 ai primi anni ’50, la Callas scrive al marito raccontando degli incontri e del lavoro di preparazione delle opere nei vari teatri del mondo. Si tratta quindi di un’autobiografia della cantante nei primi anni della carriera.
Altri inediti – tra cui un’autodifesa per gli scandali che la coinvolgono e che compaiono nelle cronache negli anni ’50 – sono presentati con alcuni scritti autografi tra i più significativi, come l’ultima lettera indirizzata a Onassis nella quale cerca, con disperato amore, di recuperare l’attenzione dell’armatore. Nel 1975 Maria Callas si rinchiuse nel suo appartamento di Avenue Mandel a Parigi in un voluto, triste isolamento. Senza il canto per lei non ci poteva più essere vita.
La ricchissima documentazione sonora e visiva su Maria Callas presente a Palazzo Te di Mantova – pervenuta in gran parte dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, ultima sede espositiva della mostra – permette al visitatore di ricostruire un ritratto a tutto tondo della cantante lirica più amata del XX secolo.

La cartolina d'inaugurazione della mostra Maria Callas





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