Dopo Roma (“Tosca nelle ore e nei luoghi di Tosca”) e Parigi (“La Traviata à Paris”), è Mantova che diventa protagonista assoluta di una produzione televisiva di livello internazionale.
Grazie ad Andrea Andermann, alla Rai, al cast d’eccezione, al regista Marco Bellocchio, al parterre di sponsor – e naturalmente al genio di Verdi – si accendono i riflettori su questo scrigno architettonico, che al pubblico di tutto il mondo si rivela come palcoscenico ideale, naturale e verosimile per un’opera universalmente amata.
Attraverso la vicenda del più noto buffone di corte, infatti, Mantova - dal 2008 patrimonio mondiale dell’Unesco - mostrerà al mondo alcuni scorci suggestivi: selezionate “cartoline” della sua straordinaria collezione di bellezze artistiche, monumentali e naturalistiche. “Questa è una bellissima città e degna c’un si mova mille miglia per vederla” scrive nel 1586 Torquato Tasso. Pochi anni dopo, sempre a Mantova, Monteverdi apre la grande stagione del melodramma. Molta acqua da allora è passata sotto i ponti della città, incorniciata dai laghi formati dal Mincio. Ma la magia non tramonta.
Da Monteverdi a oggi, la grande musica qui è sempre stata di casa. Luigi Gatti nel ‘700 viene chiamato a Salisburgo, ultimo maestro di cappella del duomo. Suo collaboratore è Mozart, che a Mantova il 16 gennaio 1770 inaugura lo splendido Teatro Scientifico del Bibiena: lo stesso nel quale Zubin Metha dirigerà, in occasione di questo evento, la grande Orchestra della Rai. Nell’800 Lucio Campiani, grande organista e compositore, è maestro di quella Rosina Storchio (mantovana d’adozione) che diviene la prima Madama Butterfly della lirica. Come maestro di canto, Ettore Campogalliani accoglie allievi come Luciano Pavarotti, Ruggero Raimondi, Mirella Freni e Renata Scotto. Per non dire di Enzo Dara, il basso buffo per eccellenza. L’elenco potrebbe continuare, certamente si arricchisce di un evento che resterà nella memoria, grazie anche alla digitalizzazione dell’opera: un must per gli appassionati del genere e, al tempo stesso, uno straordinario biglietto d’invito che la città dei Gonzaga, di Giulio Romano, di Andrea Mantegna, di Leon Battista Alberti rivolge al pubblico di tutto il mondo.
Con il Rigoletto di Andermann - è stato scritto - la grande musica fa ritorno a Mantova. In realtà, non se ne è mai andata.