Forme del movimento

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19/05/2016

Tre punti di vista differenti affrontano il tema della mobilità come chiave interpretativa per analizzare e progettare i paesaggi della città contemporanea.
Lorenzo Fabian investiga i territori della dispersione in Veneto a partire dalla ricerca progettuale Bike.Nuove strade che propone un modo lento di muoversi sul territorio, alternativo all’uso dell’auto, rispondendo alle esigenze di una mobilità sostenibile.
Nella ricerca vengono definiti i caratteri di un nuovo spazio della bicicletta, all’interno di uno scenario estremo che immagina le conseguenze spaziali ed economiche di un uso allargato di questo mezzo e delle sue pratiche.
Le reti capillari di questa forma di mobilità lenta possono avere un ruolo rilevante nel processo di radicale ristrutturazione dei territori della città diffusa.
Manuel Orazi affronta il tema della mobilità a partire dal lavoro di Yona Friedman, che partecipa all’ultimo CIAM di Dubrovnik del 1956 all’interno di un gruppo minore denominato “Mobility” e da allora assegna a questo tema una ruolo chiave nel suo percorso progettuale.
L’analisi di alcune proposte, sviluppate negli anni immediatamente successivi da Friedman attraverso il suo manifesto L’Architecture mobile, offre una prospettiva storica a un problema costante della disciplina urbanistica e apre interrogativi e riflessioni ancora attuali.
Federico Parolotto illustra l’esperienza professionale del “Mobility planning” in diverse realtà urbane del mondo attraverso esempi di nuove modalità di progettazione in grado di rapportarsi alla complessità crescente della città contemporanea e alla varietà dei fenomeni che la investono.
Negli anni recenti, una maggiore comprensione di cosa significhi progettare il territorio urbano in sinergia con i bisogni di mobilità dei suoi cittadini, ha portato ad abbandonare un approccio rigido alla pianificazione dei trasporti tipico della prima metà del secolo scorso, verso una visione olistica, trasversale alle differenti scale di progetto e aperta a discipline differenti.
Di seguito agli interventi un dibattito aperto, coordinato da Nicola Russi e Stefano Pendini, si apre alle riflessioni e alle domande del pubblico presente in aula.