Moda e Avanguardie

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15/07/2016

Come ci si veste si domandava Adolf Loos.
Il padre del razionalismo in architettura spiegava: ci si veste in modo corretto, non vistoso.
Gli si contrappone Henri Van de Velde che sceglie la decorazione, sceglie l’astrazione tratta dal floreale, progettando abiti in collaborazione con Gustav Klimt.
Siamo agli inizi del ‘900 ma subito dopo, distaccandosi dalla cultura Jugend e esaltando il mito delle macchine, i costruttivisti sovietici propongono un abito rivoluzionario, semplice, senza distinzioni di classe, mentre da noi i futuristi, che muovono davvero dall’Art Nouveau e dallo Jugend Stijl, suggeriscono la rivoluzione del taglio, quella dei colori, ma progettano sempre per una élite.
Un nuovo modo di pensare i tessuti viene dalla Bauhaus mentre, a Parigi, Sonia Delaunay, che col marito Robert aveva dialogato coi futuristi, inventa un nuovo colore e un modo più semplici del vestire contrapponendosi di fronte al lusso e alla raffinatezza di Poiret e alla nuova linea di Coco Chanel.